2 aprile 2013

New generations [parte 1/3]


Cosa succede quando un ragazzo portatore di handicap (io) vuole parlare di un argomento vastissimo come quello della disabilità durante l'attività che lui stesso ha organizzato durante le giornate autogestite nel liceo che frequenta? Succede che a quell'attività si iscrivono ben 96 studenti, un numero elevatissimo che descrive, a mio avviso, un segnale forte: una dimostrazione di interesse e volontà di saperne di più e di capire.

Durante queste due ore e mezza io e il professor Colombo (professore di francese al liceo di Bellinzona) abbiamo trasmesso il film Les Intouchables (film di cui ho già parlato in precedenza nell'articolo Intouchables (Quasi amici): il film da vedere) e successivamente ho parlato di cos'è la disabilità e di come viene vissuta.

È stato davvero bello parlare con loro di quest'argomento: avevo 200 occhi attenti puntati su di me senza che si sentisse volare una mosca. Parlavo di com'è vivere coi limiti spiegando che alla fine siamo noi a metterceli, siamo noi che fin troppo spesso scegliamo di rinunciare a certe cose a causa di un timore o di un'insicurezza. 

Nella vita la cosa più sbagliata che tu possa fare è non accettarti per quello che sei: se si trova la forza di accettare se stessi semplicemente per quello che siamo automaticamente ogni difetto e ogni disabilità sparisce perché, questa, viene vissuta come normalità. Anche perché, la disabilità, fa "paura" essendo ancora un mondo inesplorato: conosciuto da pochi e spiegato in modo sbagliato o solo per mezzo di luoghi comuni

Vi siete mai fermati ad analizzare la parola "diversamente abile"?
Facciamo un ragionamento: di cosa abbiamo paura noi? 
Di quello che non conosciamo, giusto? 
Bene... e che cosa non conosciamo? 
Quello che è diverso da noi, concordate? 
Allora vedete come questa etichetta può essere pericolosa? Se si comincia a definire una persona diversamente abile è come se noi mettiamo sin dal primo momento delle separazioni tra noi e la persona interessata.

Molti ragazzi mi hanno fatto domande di vario genere, ma due, in verità, mi sono rimaste particolarmente impresse nella mente:

1.  La tua situazione ti ha insegnato molto, immagino... cosa ti senti di avere in più rispetto ai tuoi coetanei?
Rispetto ad alcune persone che conosco sicuramente i coglioni... Scherzo! ...anche se non ho detto il falso....! Non credo di avere qualcosa in più, forse ho un bagaglio d'esperienza della vita più ampio e consistente ma ognuno riempie il suo con quello che gli pare. Conosco persone che non navigano certo in acque calme, eppure, continuano a fare i cretini. Non è vivere un'esperienza che ti fa maturare ma cosa riesci a ricavarne da essa. Ognuno è quello che è e ognuno impara ciò che vuole imparare. Dal canto mio, bè... credo di aver imparato qualcosa: dalla vita, dalle persone buone e dagli stronzi... perché è proprio da loro che impari come è meglio non essere.

2.  Noi, spesso, cerchiamo di metterci nei panni di una persona disabile... sbagliando, perché non potremmo mai capire come ci si sente, dato che non viviamo in prima persona questa cosa... ma succede che una persona disabile (o tu personalmente) si metta nei panni di... un "normo dotato"?
È proprio per questo motivo che sono qui, davanti a voi, davanti a 100 di voi... perché mi metto nei vostri panni. Ora vi dirò una cosa che può sembrare un contro senso: nel "mondo della disabilità" esistono molte incomprensioni riguardo al tipo di malattia che la persona interessata ha o non ha  o a cosa, la stessa, può o non può fare. Ma se i "normo dotati" hanno la colpa di non interessarsi a sufficienza, a crearsi dei luoghi comuni nella mente o di non fare delle domande, bè... è più che vero che pochissimi disabili mettono l'altro a loro agio in modo da permettergli di fare ogni domanda con tutta tranquillità e senza paure. D'altronde come fa una persona sana fisicamente (e mentalmente per quanto possibile) a capire cosa può fare per dare un aiuto concreto e cosa invece da fastidio? Per cui, e ora mi rivolgo ai disabili che si arrabbiano per un semplice aiuto e disprezzano il mondo intero, consiglio loro a riflettere ad accettarsi per quello che si è. Se una persona si accetta può avere le basi per essere una persona migliore. Se invece si resta sempre fermi sui propri passi senza avere progetti, senza apprezzare ciò la vita ci offre e senza accorgersi di aver aperto gli occhi e non avere quel minimo di entusiasmo per affrontare la giornata, vi posso assicurare che tutto questo è peggio dell'handicap. 
Per cui sforziamoci di essere il meno disabili possibile senza rompere troppo i coglioni.


Molte altre domande mi sono state poste quel pomeriggio ma non le scriverò tutte se no diventa un romanzo forse troppo lungo da leggere. Posso dire, però, che credo molto nella mia generazione e di tutte quelle future, non è assolutamente vero che siamo drogati, alcolizzati, rincoglioniti o parassiti della società e dei nostri genitori.
Abbiamo interessi e voglia di capirci qualcosa. Piuttosto, chi è di la ed ha tutte le carte piene di stima e congratulazioni, è davvero in grado di renderci migliori e più maturi? Sono ancora degni di quella stima?



7note



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6 commenti:

  1. Ce ne fossero, al mondo, di persone con il tuo carattere e la tua personalità, ci sarebbe decisamente molto meno schifo!
    Sei un grande, sempre!
    Non ero presente alla tua attività, ma sono sicura che tu sia stato fenomenale come sempre! ;)
    Guai a te se pensi di cambiare! ;)

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  2. Riccardo Lüthi2 aprile 2013 20:32

    Sono andato sul blog e ho letto l'articolo...
    Ora ho ben capito!
    Decisamente una gran bella riflessione.
    Complimenti!

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  3. Damiano Lipari3 aprile 2013 14:37

    Molto ben dentro l'argomento!
    La chiarezza degli argomenti affrontati senza tanti giri di parole impongono una serena riflessione.
    I vertici delle istituzioni devono assolutamente integrare una mentalità di non compatimento, bensì difendere ideali e verità che si celano nelle infinite sofferenze (ben nascoste) di chi vuole vivere una vita normale.

    In questa situazione voglio ben evidenziare la passione e il grande amore dei genitori che hanno avuto la gioia di crescere con mille sacrifici dei figli nati con problemi di natura fisica. Per fortuna sono la maggioranza!!

    Un breve cenno di amarezza e... "tristezza" verso quelle mamme o papà che si sono... messi in fuga... come se nulla fosse!



    PS: Ciao Riccardo quanti secoli sono passati!!!!!!!! Sono Damiano Lipari, infermiere... ti ricordi???

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  4. Riccardo Lüthi4 aprile 2013 21:29

    Profondo, così come l'ho conosciuto quasi trent'anni fa.
    Caro Damiano, che piacere risentirti!
    Mi piace molto la tua riflessione, che ribadisce bene la realtà delle cose, espressa da Ale.
    Un caro saluto alla tua bella famiglia, nella speranza che stiate tutti bene.

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  5. io avrei una domanda da farti..;quando una persona X incontra un altra persona Y, e si capiscono bene una con laltra..chi e la piu fortunata? prima o la seconda di quelli due?? Potrebbe non avere niente con la cosa che ai scritto tu..ma questo rimane da vedere..Belli ,interessante e sempre puntato al obiettivo comme tutti i tuoi articoli.Mi piace.

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  6. cara Pici,
    io credo che se due persone si incontrano e si capiscono bene arrivando, chissà, a non poter più fare a meno l'uno dell'altra è una grande fortuna per entrambe le parti.

    è un'occasione che non va sprecata

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