5 maggio 2013

New Generations [parte 3/3]


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La paura, l'esitazione e l'incertezza sono tre fattori che sono esistiti, esistono ed esisteranno in tutte le generazioni future.

Vorrei precisare una cosa perché credo sia necessario ed importante farlo: trovo che l'aiuto sia una cosa stupenda e credo che tutti coloro che ne necessitano debbano accorgersi che stanno ricevendo qualcosa di speciale e raro. Chi non apprezza questo gesto è un coglione, che sia disabile o meno, che in effetti non merita attenzioni.

Per cui, a Jenni come a tanti altri, vorrei dire loro di non sentirsi inadeguati o spaventati dall'incertezza di "dare troppo": la voglia che avete di tendere la mano è un piccolo miracolo in un mondo come quello del nostro periodo, che è  sempre più veloce, individualista, tecnologicamente avanzato a livello materiale e retrograde a livello umano.

Per cui, vi prego con tutto il cuore, di non lasciar morire questa volontà straordinaria.



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3 maggio 2013

New Generations [parte 2/3]



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"i giovani sono quelli che non si interessano del mondo che li circonda"
"i giovani non si impegnano"
"i giovani bevono"
"i giovani non vogliono lavorare" 
"i giovani non sono autosufficienti"

Ebbene: io dico invece che dopo la mia esperienza a LineaRossa ho imparato, invece, che i giovani hanno idee, hanno dubbi, hanno convinzioni, hanno progetti per il futuro e sanno esprimersi, anche a costo di litigare, per difendere le loro opinioni.

In questo video mi troverete assente da ogni maschera (nel senso che finora, in questo blog, non mi avete mai visto. In questo video potrete notare come anch'io ho un volto ed una voce... haha).

Mi è piaciuto molto partecipare a questa trasmissione in quanto non solo si parla di disabilità ma si toccano argomenti ben precisi che fanno parte di questo mondo vastissimo, conosciuto troppo a livello medico e pochissimo a livello di vita di tutti i giorni.

Con i ragazzi di LineaRossa ho potuto esprimermi parlando di disabilità ma ho anche avuto l'occasione di conoscere me stesso.

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e a voi? vi è piaciuta questa puntata di LineaRossa?
avete domande? Esprimetevi con un vostro commenti all'articolo

2 aprile 2013

New generations [parte 1/3]


Cosa succede quando un ragazzo portatore di handicap (io) vuole parlare di un argomento vastissimo come quello della disabilità durante l'attività che lui stesso ha organizzato durante le giornate autogestite nel liceo che frequenta? Succede che a quell'attività si iscrivono ben 96 studenti, un numero elevatissimo che descrive, a mio avviso, un segnale forte: una dimostrazione di interesse e volontà di saperne di più e di capire.

Durante queste due ore e mezza io e il professor Colombo (professore di francese al liceo di Bellinzona) abbiamo trasmesso il film Les Intouchables (film di cui ho già parlato in precedenza nell'articolo Intouchables (Quasi amici): il film da vedere) e successivamente ho parlato di cos'è la disabilità e di come viene vissuta.

È stato davvero bello parlare con loro di quest'argomento: avevo 200 occhi attenti puntati su di me senza che si sentisse volare una mosca. Parlavo di com'è vivere coi limiti spiegando che alla fine siamo noi a metterceli, siamo noi che fin troppo spesso scegliamo di rinunciare a certe cose a causa di un timore o di un'insicurezza. 

Nella vita la cosa più sbagliata che tu possa fare è non accettarti per quello che sei: se si trova la forza di accettare se stessi semplicemente per quello che siamo automaticamente ogni difetto e ogni disabilità sparisce perché, questa, viene vissuta come normalità. Anche perché, la disabilità, fa "paura" essendo ancora un mondo inesplorato: conosciuto da pochi e spiegato in modo sbagliato o solo per mezzo di luoghi comuni

Vi siete mai fermati ad analizzare la parola "diversamente abile"?
Facciamo un ragionamento: di cosa abbiamo paura noi? 
Di quello che non conosciamo, giusto? 
Bene... e che cosa non conosciamo? 
Quello che è diverso da noi, concordate? 
Allora vedete come questa etichetta può essere pericolosa? Se si comincia a definire una persona diversamente abile è come se noi mettiamo sin dal primo momento delle separazioni tra noi e la persona interessata.

Molti ragazzi mi hanno fatto domande di vario genere, ma due, in verità, mi sono rimaste particolarmente impresse nella mente:

1.  La tua situazione ti ha insegnato molto, immagino... cosa ti senti di avere in più rispetto ai tuoi coetanei?
Rispetto ad alcune persone che conosco sicuramente i coglioni... Scherzo! ...anche se non ho detto il falso....! Non credo di avere qualcosa in più, forse ho un bagaglio d'esperienza della vita più ampio e consistente ma ognuno riempie il suo con quello che gli pare. Conosco persone che non navigano certo in acque calme, eppure, continuano a fare i cretini. Non è vivere un'esperienza che ti fa maturare ma cosa riesci a ricavarne da essa. Ognuno è quello che è e ognuno impara ciò che vuole imparare. Dal canto mio, bè... credo di aver imparato qualcosa: dalla vita, dalle persone buone e dagli stronzi... perché è proprio da loro che impari come è meglio non essere.

2.  Noi, spesso, cerchiamo di metterci nei panni di una persona disabile... sbagliando, perché non potremmo mai capire come ci si sente, dato che non viviamo in prima persona questa cosa... ma succede che una persona disabile (o tu personalmente) si metta nei panni di... un "normo dotato"?
È proprio per questo motivo che sono qui, davanti a voi, davanti a 100 di voi... perché mi metto nei vostri panni. Ora vi dirò una cosa che può sembrare un contro senso: nel "mondo della disabilità" esistono molte incomprensioni riguardo al tipo di malattia che la persona interessata ha o non ha  o a cosa, la stessa, può o non può fare. Ma se i "normo dotati" hanno la colpa di non interessarsi a sufficienza, a crearsi dei luoghi comuni nella mente o di non fare delle domande, bè... è più che vero che pochissimi disabili mettono l'altro a loro agio in modo da permettergli di fare ogni domanda con tutta tranquillità e senza paure. D'altronde come fa una persona sana fisicamente (e mentalmente per quanto possibile) a capire cosa può fare per dare un aiuto concreto e cosa invece da fastidio? Per cui, e ora mi rivolgo ai disabili che si arrabbiano per un semplice aiuto e disprezzano il mondo intero, consiglio loro a riflettere ad accettarsi per quello che si è. Se una persona si accetta può avere le basi per essere una persona migliore. Se invece si resta sempre fermi sui propri passi senza avere progetti, senza apprezzare ciò la vita ci offre e senza accorgersi di aver aperto gli occhi e non avere quel minimo di entusiasmo per affrontare la giornata, vi posso assicurare che tutto questo è peggio dell'handicap. 
Per cui sforziamoci di essere il meno disabili possibile senza rompere troppo i coglioni.


Molte altre domande mi sono state poste quel pomeriggio ma non le scriverò tutte se no diventa un romanzo forse troppo lungo da leggere. Posso dire, però, che credo molto nella mia generazione e di tutte quelle future, non è assolutamente vero che siamo drogati, alcolizzati, rincoglioniti o parassiti della società e dei nostri genitori.
Abbiamo interessi e voglia di capirci qualcosa. Piuttosto, chi è di la ed ha tutte le carte piene di stima e congratulazioni, è davvero in grado di renderci migliori e più maturi? Sono ancora degni di quella stima?



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Se avete affermazioni da fare, critiche o domande sulla disabilità cliccate sul titolo dell'articolo, andate in fondo alla pagina e cliccate su "posta un commento"!!!!

9 gennaio 2013

Sex, disabled & rock'n'roll

Ciao a tutti miei carissimi lettori,
siete riusciti a sopravvivere ai Maya? Quanti litri di digestivi avete dovuto bere per digerire il pranzone di Natale e l'immancabile zampone con lenticchie di capodanno? Spero vi siate ripresi.

L'argomento che affronteremo oggi è il sesso (ebbene si, pure i disabili lo fanno ci credete?) più precisamente parleremo di un'iniziativa proposta dalla Pro Infirmis di Zurigo che prevedeva la formazione (a Zurigo) di prostitute (non necessariamente) da parte di una sessuologa olandese.
Ci sarebbe stato un corso di 20 giorni aperto sia a uomini che donne. Una volta concluso il corso la persona formata può esercitare indipendentemente. Le prestazioni offerte spaziano dalle semplici tenerezze ai massaggi o giochi erotici.. esclusi sesso orale e rapporti completi.



Questa proposta è uscita anche in Ticino ma purtroppo l'opinione pubblica, scandalizzatasi, ha risposto con un netto NO. Anzi, pensando che la Pro Infirmis utilizzasse le donazioni esterne per istruire delle puttane, queste sono diminuite notevolmente.

Bè, c'era da aspettarselo: questo dimostra come la società sia ancora piuttosto chiusa a certe novità... un normodotato che va a prostitute (sposato magari...) non ci stupisce più di quel tanto (forse con i denti stretti ma è una realtà che esiste e che conosciamo: gli si da del cretino e la cosa finisce li) ma dare la possibilità ad un andicappato di avere anche questo tipo di servizi, no... nooo ma siamo matti?!

Prima di affrontare l'argomento mi sono documentato grazie alle poche (purtroppo) informazioni trovate in internet e ho letto di una madre che ha dovuto persino arrivare a masturbare il proprio figlio perché la situazione era insostenibile: incontrollabilità del proprio corpo, violenza, frustrazione nel non sapere cosa significhi avere un rapporto sessuale, irritabilità immotivata e un abbassamento costante d'autostima. Immaginate di avere davanti a voi una gnocca pazzesca che, oltre ad invogliarvi semplicemente per il fatto che respira, vi provoca costantemente e voi non potete fare nulla. Quando dico nulla, dico... nulla nulla! Per tutti gli anni della vostra vita! Toccatina? no. Rapporto completo? Si, e come? La invito a farsi fare da me davanti a mia madre o l'infermiere di turno?

Qui non stiamo parlando di sesso come chiodo fisso degli uomini (anche se lo è) ma di sesso come bisogno fisiologico e psicologico. L'attività sessuale libera sostanze come la dopamina e serotonina: due tipi di ormoni che danno una sensazione di rilassamento e serenità sia fisico che mentale a fine rapporto. Basti pensare che in Danimarca hanno scoperto che con l'attività sessuale, gli atti di violenza da parte dei disabili mentali sono diminuiti drasticamente insieme ai farmaci per aumentare i freni inibitori. Meglio una sana scopata che certe droghe... no?!

Se voglio prendere il mio esempio posso dire tranquillamente che la privacy riesco ad averla sovente perché la mia malattia non richiede che io venga tenuto d'occhio costantemente e il mio corpo non denuncia particolari dolori. Ma se fossi debole di cuore, per cui il rapporto richiede particolari attenzioni? E se, col fatto di stare ore ed ore su una sedia a rotelle, ad esempio, io abbia dei decubiti (o comunque dolori piuttosto fastidiosi) sul mio corpo? Come faccio a far toccare il cielo con un dito alla fortunatissima della settimana? o del giorno ...

Ecco che delle prostitute con un'adeguata istruzione avrebbe potuto garantire un servizio in tutta tranquillità e sicurezza, soprattutto. Ora però mi chiedo? È la gran fetta dell'opinione pubblica ad essere chiusa o è chi propone queste iniziative che non spiega a sufficienza? Non so... fatto sta che l'unico ad aver rifiutato di dare questa possibilità ai disabili è il Ticino. Anche qui troviamo le solite incomprensioni, classiche nel mondo della disabilità: stiamo parlando di disabilità fisiche o mentali? e di quale gravità?

Corrado Mornese, in un suo articolo in cui parla di disabilità, suggerisce un percorso: un accordo tra prostitute formate per dare il giusto servizio alle persone portatrici di handicap e strutture deputate come infermieri, genitori e psicologi che possano valutare la fattibilità e l'importanza del bisogno. Questo creerebbe un servizio al disabile personalizzato (a seconda della gravità dell'handicap) in modo tale che il disabile stesso possa soddisfare solo quelle voglie che intende appagare.



La richiesta da parte dei disabili di poter accedere ad un rapporto sessuale a pagamento è evidente: secondo ad uno dei più importanti siti italiani sulla disabilità afferma che l'80% dei visitatori di quel sito è favorevole a queste prestazioni. Dunque? What's the problem??

a mio avviso esistono sei motivazioni:

  1. non si parla a sufficienza di sesso con i disabili (o niente del tutto), per cui è inesistente un'educazione sessuale facendo così mancare delle risposte a molte domande
  2. c'è il rischio che il disabile possa innamorarsi di una prostituta (anche se credo che questo tipo di rischio lo si rileva soprattutto nei disabili mentali). Ecco perché è importante che il rapporto avvenga dietro pagamento
  3. la paura dei genitori (soprattutto le madri)
  4. commiserazione nei confronti dei disabili: paura di toccare un tasto dolente che li faccia soffrire
  5. il sesso è tabù in generale
  6. Il Ticino è vicino all'Italia e in quanto tale "assorbe" alcuni aspetti morali legati alla religione (dove il moralismo, spesso, acceca il buon senso e la ragione)

Alcune di queste motivazioni le ho trovate all'interno di un'articolo che tratta proprio di queste cose, altre invece le ho aggiunte io: giusto per darvi l'idea di quali sono le sensazioni e preoccupazioni di coloro che stanno ogni giorno a stretto contatto con i disabili e il disabile stesso.

Ma le prostitute stesse, cosa ne pensano? Vediamo:
Cercando informazioni per dar risposta a questa domanda ho trovato un articolo che parla di Marien, una prostituta Spagnola che, iniziando a lavorare nei Night Club di Barcellona decide di mettersi in proprio donando il proprio corpo ai disabili che volessero usufruire di questa interessantissima offerta (sempre dietro pagamento). Dopo aver dichiarato il tipo di clientela che serviva nell'intervista al noto quotidiano di Madrid El Mundo, il suo blog e il suo sito vennero immediatamente censurati per le infinite email di richiesta ma soprattutto di insulti (fare la prostituta va bene ma darla ad un disabile... effettivamente.... è scandaloso, no?).

Conosciamola:
"Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio". Da allora un successo (e un business) crescente. "Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio". Una storia nell'ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. "Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glie la do....". 
Ma dopo l'intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d'assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un'icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. "Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all'inizio mi dicevano: "Marien, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l'escort facevo l'infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili.

Una donna, semplicemente per il fatto di aver voluto "cambiare tipo di clientela", viene si ammirata ma soprattutto criticata. Mi spiace, ma per quanto io mi possa sforzare, non riuscirò mai a capire il perché di tanta ignoranza.

Sarebbe bello fermarci qui, eh? Purtroppo però la cosa non è possibile o meglio, sono io che non voglio fermarmi qui perché credo che più cose si sanno e più il lettore può farsi un'idea chiara e convincente di ciò che è successo. Sempre in internet ho trovato una testimonianza di un'educatrice in un istituto per disabili che decide di far vivere ad un suo paziente un'esperienza... non proprio di tutti i giorni.


Conosciamola:
«Era stufo di frequentare la sessuologa. Un giorno me l’ha detto in faccia: ‘ voglio farlo’. A quel punto, dopo essermi già opposta alla somministrazione di medicamenti inibitori (che tra l’altro comportavano pesanti effetti collaterali), ho preso in mano io la situazione. Pochi mi hanno aiutata e sostenuta. Ma in fondo a me importava solamente che ci fosse il consenso della madre».
A parlare è una donna, già educatrice in un istituto per invalidi, che anni fa decise di iniziare un’esperienza tanto delicata e «imbarazzante» quanto «arricchente» . Il ragazzo che seguiva – in forma privata, nei momenti in cui non si trovava nella struttura che lo accoglieva – non era un invalido mentale, ma in seguito a un incidente aveva subito gravi danni permanenti a tutte le sue funzioni.
«Per quattro/cinque anni l’ho portato una volta al mese ( devo ammettere che io e sua madre temevamo il sorgere di una dipendenza, invece è andato tutto bene). Dopo ogni rapporto con una prostituta stava visibilmente meglio» , afferma ancora la donna. Come avvenivano i contatti e, chiediamo, quali sono state le maggiori difficoltà incontrate? «Per lui i problemi erano unicamente dovuti al fatto che era difficile trovare ragazze disposte ad accettarlo. Personalmente, invece, ho vissuto più volte situazioni di estremo imbarazzo. Ho praticamente frequentato tutti i postriboli del Ticino, portandolo dentro con la sedia a rotelle. I primi momenti erano i peggiori. Tutti gli sguardi – magari di persone da me conosciute – erano su di noi. Poi iniziava la ‘ ricerca’. In pochi casi trovavamo qualcuna che accettasse. Chiamavamo anche i numeri telefonici degli annunci che pubblicizzavano prestazioni private. Molte donne appendevano, pensando si trattasse di uno scherzo, altre invece si spaventavano quando lo vedevanoAltre ancora dicevano di non occuparsi di questi casi. 
Ma siamo andati avanti a telefonare alle prostitute che esercitano negli appartamenti, soprattutto dopo l’inizio delle retate della polizia cantonale. Anche perché in una circostanza ci siamo quasi finiti dentro ( da noi contattata, la PolTi afferma di non aver mai trovato invalidi durante i blitz, ndr.) » . Poche, dunque, le donne disposte ad accettare. «Quelle che trovavamo erano comunque in gamba. Alcune si erano addirittura affezionate al ragazzo. Dopo le prestazioni gli regalavano un peluche o volevano discutere con noi della sua situazione, magari davanti a un caffè da loro offerto. Il problema è che rimanendo poco in Ticino non era possibile creare un contatto durevole. Spesso dovevamo quindi ricominciare le ricerche da zero» .
Le prestazioni «erano pagate dalla madre. Nei postriboli costavano circa 100 franchi. Nelle case circa 250» . Chi, chiediamo ancora, pensava alle precauzioni? Nessun timore? «Certo, io e quelli che mi hanno aiutata ci preoccupavamo per questo aspetto. Abbiamo comunque appurato che potevamo stare tranquilli. Pensavano le donne al preservativo. Sempre» .
L’incontro con la donna che ha accettato di parlare della sua esperienza si conclude con una nota polemica: «Questo discorso mi rende nervosa – afferma – . Perché pochi, in Ticino, riescono a parlare di queste cose. Pochi capiscono i lati positivi di ciò che ho fatto per lui. Chiaro, è più semplice prescrivere medicamenti. In ogni caso sono contenta di ciò che ho fatto. È stata una delle esperienze più belle che ho vissuto nella mia vita». 

Parole forti che ci fanno riflettere non solo per il gesto stupendo di questa educatrice ma soprattutto per quella che è la mentalità ticinese.

Il gruppo "Pozzo delle meraviglie" su facebook, il 6 marzo 2010 fece, ai suoi lettori, una semplice domanda: Cosa pensate delle operatrici sessuali per disabili? è prostituzione secondo voi? è immorale? si può vivere bene senza?

ecco alcune risposte...
























Non commento.......................................


Anche un altro sito italiano (disabilisenzasesso.org) riprende questo argomento e la risposta arriva direttamente da Riccardo di Novara:
"[...] sono disabile. Il problema non è decidere se si tratta di un servizio o di prostituzione: il problema è che è disdicevole e umiliante per la dignità umana avallare l'idea del sesso a pagamento per disabili perché è come dire che i disabili non possono fare sesso se non a pagamento. Il problema più grosso di un disabile non è la disabilità ma il pregiudizio delle persone non-disabili. Bisogna lottare per l'inserimento delle persone disabili nella società affinché le persone non-disabili si rendano conto che i disabili sono esseri umani identici a tutti gli altri con le stesse potenzialità, sentimenti, bisogni ed emozioni. Un'iniziativa del genere non farebbe altro che giustificare ancora di più le discriminazioni e il razzismo nei confronti dei disabili in Italia, dove già il razzismo dilaga e i disabili hanno ben pochi diritti".

Sono d'accordo con Riccardo, non completamente però: poter ottenere un servizio simile (trovo) sarebbe un grande passo avanti nell'accettazione dei disabili. Sarebbe come se la società capisse ed ammettesse che i disabili hanno i bisogni e voglia di provare l'emozione che dà un rapporto come quello sessuale, per cui, si aggiungerebbe un elemento in più per poter argomentare il fatto che le persone portatrici di handicap hanno gli stessi diritti di una persona normodotata. In questo modo ci si avvicinerebbe di più all'obbiettivo di ottenere una legge informale oltre a quella formale. Se poi, la persona interessata, non voglia frequentare certi posti per motivi morali, religiosi o sociali è libero di farlo ma per lo meno esiste una scelta.

A dirle, certe cose, non sono certo io ma la legge.. che dice:
«La facoltà di stabilire rapporti affettivi e sociali, di disporre liberamente del proprio corpo e anche di avere una propria vita sessuale rientra nel complesso dei diritti della personalità riconosciuti ad ogni individuo. Questo vale anche per la persona andicappata e sotto tutela. Va quindi riconosciuto un diritto alla sessualità e ad avere rapporti con altre persone nei limiti, validi per tutti, dell’ordine pubblico e del rispetto della sfera di libertà altrui».

... e la religione:
«Particolare attenzione merita la cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona andicappata. Si tratta di un peso spesso rimosso e affrontato in modo superficiale e riduttivo o addirittura ideologico. La dimensione sessuale è, invece, una delle dimensioni costitutive della persona...» - papa Giovanni Paolo II, 8 gennaio 2004

Se l'argomento vi interessa particolarmente cliccate per scaricare i PDF

QUI - Sessualita dei disabili tra tabu e accarezzatori
e QUI - L'ultimo muro (tutto il dibattito)  

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